Comunicato Stampa

DAZI USA DAL 2 APRILE: IMPRENDITORI PREOCCUPATI, L’INCERTEZZA CREA GIA’ RALLENTAMENTI NEI MERCATI

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DAZI USA DAL 2 APRILE: IMPRENDITORI PREOCCUPATI, L’INCERTEZZA CREA GIA’ RALLENTAMENTI NEI MERCATI
Il Presidente del Gruppo Vinicolo Stefano Bottega: «Non avviare una guerra di dazi e controdazi tra Usa e Ue»

(Padova-Treviso-Venezia-Rovigo – 1.4.2025) – E’ una vigilia di Vinitaly condizionata da quanto si saprà il 2 aprile quando si conosceranno dove e quanto colpiranno i dazi annunciati dall’Amministrazione americana nei confronti dei prodotti importati negli Stati Uniti dall’Unione europea oltre che da altre aree del mondo. Tra questi prodotti anche il vino, che negli Usa ha uno dei principali mercati di sbocco. “Ma è bastato l’annuncio per condizionare fin da subito il mercato vinicolo – dichiara Stefano Bottega, Presidente del Gruppo Vinicolo di Confindustria Veneto Est – . Lo ha sottolineato bene la lettera congiunta dei Presidenti dei tre Consorzi del Prosecco al Ministro Lollobrigida, che partendo dall’effetto immediato dell’annuncio, che ha già sospeso di fatto le spedizioni, ha richiesto un intervento diretto per arginare il rischio di penalizzare il nostro prodotto e tutto il made in Italy”.

Per il solo Prosecco per le tre denominazioni il mercato Usa corrisponde a oltre 150.000.000 di bottiglie, pari a circa il 25% dell’export totale, per un fatturato di oltre 700 milioni di euro.
“Siamo molto preoccupati – continua Bottega – e lo sono anche i nostri clienti americani: i ristoratori non hanno più bottiglie e si trovano ad un costo molto elevato. Gli importatori non vogliono rischiare e quindi non ordinano. E tutto poi si ripercuote sulla filiera dei costi, da quelli di magazzino ai termini di pagamento a quelli dei trasporti.”.

“Ne sarebbe colpita tutta la filiera italiana e veneta ma va considerato anche l’impatto negli stessi Stati Uniti. Sono a rischio molti posti di lavoro nella distribuzione, nella vendita e nella ristorazione. i molti importatori americani generano infatti margine sul prodotto, pagano imposte e creano posti di lavoro su questa attività. Analogamente i ristoratori e le enoteche, anche grazie al vino europeo, producono reddito e contribuiscono al Pil Usa. Rischiamo inoltre che il prodotto italiano, sulla cui promozione abbiamo molto investito negli ultimi anni, possa venire sostituito e che, ancor peggio, cambi la cultura enologica di quel grande Paese”.

“I vini italiani o francesi potrebbero solo in parte essere rimpiazzati da quelli americani. Mentre un’eventuale sostituzione con la produzione cilena, argentina o neozelandese, priverebbe il consumatore statunitense di prodotti riconosciuti ed apprezzati per qualità e tradizione. Non conviene quindi a nessuno avviare una guerra dei dazi, penalizzando in Europa l’import di whiskey americano, anch’essa annunciata dalla Ue e poi sospesa. E’ un reciproco gioco al rinvio che crea incertezza e destabilizza il mercato. Dobbiamo trattare senza avviare una ‘guerra’ di dazi e controdazi, con il settore vinicolo come ostaggio, che non è nell’interesse di nessuno e che avrebbe come unico effetto certo quello di rallentare la crescita economica e l’occupazione, da entrambe le sponde dell’Oceano Atlantico”.

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